Articolo pubblicato sul mensile “il diciotto” di ottobre 2026 a pagina 4/5.
La Sagra di Baggio 2026 celebra non uno ma tre anniversari inseparabili: gli ottant’anni dal primo voto politico delle donne italiane, dalla nascita della Repubblica e dall’elezione dell’Assemblea Costituente. Ma, soprattutto, celebra ottant’anni di partecipazione popolare e di democrazia conquistata attraverso il lavoro, la fatica e l’impegno quotidiano di donne e uomini. A Baggio questa storia ha radici profonde e ricordarci di quel 1946 significa ricordare innanzitutto la fatica del lavoro. Significa immaginare le contadine nei campi attorno alle cascine, le insegnanti occupate nell’educazione delle giovani generazioni, le filandaie nell’opificio baggese e le operaie nelle fabbriche della zona.
Significa ricordare, come fanno le ceramiche lungo le vie del borgo, luoghi come la Borletti o la De Angeli Frua, dove il lavoro era occasione di formazione, socialità, discussione e coscienza politica. Per molte e per molti questa è una storia di coraggio, una storia di nonne e nonni, madri e padri, sorelle e fratelli. Insomma: una storia di famiglia. Questa memoria vive e resiste oggi negli spazi di Cascina Linterno, all’interno del Piccolo Museo della Fatica, dove il lavoro della terra ritrova il suo ruolo di matrice fondativa del Parco delle Cave. Tra gli oggetti custoditi spicca l’umile calzatura di Elvira, mondina d’ortaglia: un reperto minimo che restituisce la fatica del mondo contadino e l’emancipazione del lavoro femminile.
Quando nel 1946 le donne entrarono finalmente nella vita politica dell’Italia repubblicana, non arrivavano da una condizione di estraneità. Oltre al lavoro nei campi, nelle fabbriche, nelle scuole e nelle filande avevano mantenuto in piedi famiglie e comunità durante la guerra. E, durante la Resistenza avevano oltrepassato il confine che per secoli aveva separato la vita privata dalla gestione della cosa pubblica.
A Baggio la partecipazione femminile alla Resistenza ha avuto nomi, volti e luoghi ben precisi: pensiamo alle sorelle De Angeli e Beltramini, a Marina Volpi e a Renata Agosti. Ricordiamo Giuseppina Tuissi, di cui questo mensile conserva uno storico rapporto con la famiglia. È una storia limpida e coraggiosa che vive nelle immortali parole di Emma Fighetti e nella celebrazione di quella rete solidale e clandestina di donne che sostenne, con ingegno pratico, la lotta di Liberazione dal nazifascismo. Una storia fatta di raccolta e distribuzione di materiali, di propaganda, di scioperi nelle fabbriche, fino all’assistenza ai partigiani e al ricovero dei ricercati sotto la minaccia dell’arresto e della deportazione. Anche a Baggio il locale Gruppo di Difesa della Donna è stato il nucleo propulsore da cui nacque l’Unione Donne Italiane. Da quella rete di solidarietà e lotta clandestina, molte donne sarebbero poi entrate da protagoniste nella vita politica e amministrativa dell’Italia democratica.
Il 2 giugno 1946, con il Referendum e l’elezione dell’Assemblea Costituente, il voto femminile suggellò la nascita della Repubblica. Le donne italiane, superata la prima prova delle amministrative della primavera, nelle quali alcune di loro furono elette sindache, parteciparono in massa alla vita politica nazionale: lo fecero da elettrici e da elette. Ventuno di loro varcarono la soglia di Montecitorio: le Madri Costituenti. Nelle pieghe del testo costituzionale si avverte nitido il filo che lega la storia della Nazione alla vita quotidiana di Baggio: il lavoro. In quella formula scolpita nell’Articolo 1 «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro», si ritrova l’impronta viva delle contadine, delle operaie e di tutte le lavoratrici che avevano retto il peso delle famiglie e delle comunità durante il conflitto, portando sulle proprie spalle l’impalcatura della Resistenza.
Questa Sagra ha dunque il sorriso dell’impiegata Anna Iberti nella celebre fotografia di Federico Patellani, mentre emerge con il volto radioso da una copia del Corriere della Sera. È il volto popolare e femminile di un’Italia che si affaccia alla democrazia. Perché la Repubblica non è soltanto una costruzione istituzionale impersonale: è una realtà quotidiana vissuta dal basso, dentro i quartieri, nelle cooperative, nei luoghi di lavoro, nelle famiglie e nelle reti di solidarietà. E allora questa Sagra sia una festa della memoria e della cittadinanza. Una Sagra autenticamente popolare, come dovrebbe essere la città che la ospita. Una Sagra capace di ricordare che dietro ogni diritto conquistato c’è stato qualcuno che ha lavorato, resistito, discusso e rischiato la vita. E che dietro le parole “democrazia”, “uguaglianza”, “di fatto”, “lavoro” e “Repubblica” ci sono volti e storie. Molti di quei volti erano donne. A ottant’anni di distanza, Baggio ha ancora molto da raccontare. E forse il modo migliore per farlo è proprio ritrovarsi insieme, in una Sagra che appartiene a tutte e tutti.