Prima parte della storia del Parco delle Cave pubblicata sul mensile il diciotto – Novembre 2026.
Come è nato il Parco delle Cave? O meglio: come è maturata, prima ancora di diventare un progetto, l’idea di parco? Sono trascorsi cinquant’anni da quanto il 9 maggio 1977, il Consiglio di Zona 18, porzione dell’attuale Municipio 7, istituiva un Gruppo di lavoro dedicato alle Acque coordinato da Giuseppe Mazzi (mancato nel 2024). Un’intuizione originale e rivoluzionaria che, in un momento storico di forti spinte al cambiamento, rispondeva alle più profonde preoccupazioni collettive.
Per celebrare questo anniversario, mezzo secolo, nei prossimi mesi ripercorreremo la storia di quella sensibilità collettiva che, nel corso di alcuni decenni, ha trasformato un territorio segnato dalle attività estrattive di sabbia e ghiaia, destinato al progressivo degrado e alla marginalizzazione, nell’idea di uno spazio pubblico vivo, da conoscere, difendere, progettare e governare.
Quella del Parco delle Cave è una storia entusiasmante che ci permette di collocare questo tassello all’interno del Parco Ovest. Un sistema territoriale ben più ampio, pensato per integrare la fruizione pubblica con la coltivazione agricola. Una trama di connessioni di scala destinata a rafforzare la secolare relazione tra città e campagna, tra natura e metropoli: un disegno ancora in divenire, da sviluppare ulteriormente attraverso corridoi ecologici, vie d’acqua e nuove connessioni strategiche, come quella rappresentata dall’ex Piazza d’Armi.
Questa storia è scritta da due protagonisti assoluti: l’acqua e la fatica. Nell’incontro tra queste due energie risiede l’essenza stessa del lavoro, della terra e della comunità che sottendono il Parco. Senza porre al centro questa duplice matrice, risulta impossibile comprendere il significato di questa straordinaria architettura urbana.
La parabola del Parco delle Cave restituisce l’immagine di una città che, trovando nella crisi del 1973 l’acceleratore di una sensibilità già in fermento, ridefinisce il proprio rapporto con i margini urbani per rispondere a nuovi bisogni collettivi. Oltre alle narrazioni che riducono gli anni Settanta al solo clima dei cosiddetti “Anni di piombo”, la storia di questa porzione di città testimonia invece una stagione intensa di partecipazione civica, cultura ecologica e riconversione concreta del paesaggio.
È la riuscita di un cantiere collettivo che ha trovato in assessori come Ercole Ferrario, Maurizio Mottini e Cinzia Barone un’amministrazione sensibile e capace di accogliere il cambiamento e tradurlo in scelte pubbliche. Attraverso questo continuo confronto tra comunità, associazioni, agricoltori, tecnici e progettisti, quelle Cave ormai maleodoranti e ridotte a discariche si sono trasformate negli spazi vivi e frequentati di oggi: uno snodo ecologico ormai irrinunciabile per la trama urbana milanese e parte integrante del Parco Agricolo Sud. E più ci si addentra nella sua storia, più ci si ritrova immersi in una vicenda fatta di dibattiti accesi, personalismi, intuizioni felici, errori, slanci partecipativi e ripensamenti. Una traiettoria mai lineare né scontata, né tanto meno riducibile a un’unica narrazione.
In vista del cinquantenario del biennio fondativo 1977-1978, la sua storia richiede di essere elaborata e studiata attraverso una pluralità di sguardi, capaci di restituirne tutta la sua complessità. In questo cammino ho accanto testimoni competenti, che mi sosteranno nelle ricerche, come Corrado Angione (Quarto Cagnino), Milena Bertacchi (CFU – Italia Nostra), Angelo e Gianni Bianchi (Amici Cascina Linterno), Rosario Pantaleo (Comune di Milano), e altri che si aggiungeranno e di cui avremo cura menzionare.
È solo grazie a questo presidio popolare e conteso che fu possibile scongiurare speculazioni edilizie, nuove ferite e devastazioni irreversibili. Questa mobilitazione permanente ha gettato le basi per la svolta di fine anni Novanta, culminata nell’affidamento della progettazione e della gestione al Centro di Forestazione Urbana di Italia Nostra: una stagione straordinaria, scandita dalla storica inaugurazione del 2 giugno 2002 e conclusasi nel 2009. Un’esperienza che ha lasciato in eredità alla città il parco pubblico a vocazione naturalistica che sostanzialmente viviamo ancora oggi, integrato solo dal 2014 con la ripresa del modello di gestione sulle aree della Cava Ongari-Cerutti.
Una storia di oltre mezzo secolo, custodita negli archivi, tra le fotografie e le memorie di chi l’ha intrecciata e che racconteremo su queste pagine, mese dopo mese, fino all’appuntamento di maggio 2027. Il nostro mensile conserva una delle principali raccolte documentarie in materia, recentemente riscoperta e in corso di studio grazie all’opera di Mariangela Quaini, che sta sovraintendendo al riordino delle carte e di Barbara Liverani per la parte fotografica e di Adele Cantoni, per l’inventariazione degli articoli de il diciotto. Un cammino fatto di dibattiti, delibere, visioni urbanistiche, battaglie popolari e scelte individuali. Una trama ancora in parte da ricucire e ricostruire, ma proprio per questo capace di restituire un significato più denso e attuale a ciò che oggi chiamiamo, semplicemente, Parco delle Cave.