Un evento epocale ci attende: domenica 7 aprile 1946, Milano torna alle urne. Non è una consultazione qualunque. È la prima dopo oltre vent’anni di dittatura fascista e la tragedia della guerra. La città può scegliere liberamente i propri rappresentanti e, per la prima volta, votano anche le donne. Ottanta eletti ed elette nel nuovo Consiglio comunale: 29 sono socialisti, 22 democristiani, 20 comunisti, 6 del Fronte per la ricostruzione, 2 repubblicani e un seggio agli esercenti. Tra loro, le prime quattro consigliere comunali della storia di Milano: un numero esiguo su ottanta, ma una frattura netta col passato.

Martedì 14 maggio 1946 nella Sala del Gonfalone al Castello Sforzesco si apre la prima seduta del Consiglio rinnovato. Palazzo Marino, danneggiato dai bombardamenti, resta inagibile; pure la politica porta i segni della guerra. Impossibile ripercorrere qui tutte le biografie di quegli ottanta consiglieri e consigliere. Insieme, però, dipingono l’affresco di una Milano che rinasce dalle macerie. Un filo comune le unisce: l’antifascismo.​

Schweizer Filmwochenschau, [Mailand] «19.04.1946»

L’età degli eletti rivela l’incontro tra generazioni. Il più anziano, il repubblicano Ernesto Re (classe 1873), ha vissuto l’Italia a cavallo tra Otto e Novecento: garibaldino con Ricciotti, protagonista dei moti popolari del 1898. All’opposto tra i più giovani, il comunista Raffaele De Grada Jr. (1916), critico d’arte, organizzatore di formazioni partigiane in Lombardia e Toscana, redattore dell’Unità e artefice della Liberazione di Firenze. Rimarrà in Consiglio quasi ininterrottamente fino al 1985! Restando tra i banchi comunisti avremmo trovato Maria Carnevale, 26 anni, tra le più giovani consigliere di sempre a Milano: laureata, organizzatrice di una tra le prime formazioni femminili della Resistenza, nel dopoguerra segretaria della FGCI e presidente provinciale dell’UDI. Un’altra comunista da valorizzare è Giovanna Boccalini, insegnante e direttrice di Noi Donne: vicepresidente INPS, ideatrice dei cosiddetti “Treni della felicità”, fondatrice della prima squadra femminile italiana di calcio (GFC) e prima assessora in questa nuova giunta, con delega all’Infanzia.​ Subentra alla prima assessora nella storia di Milano, Elena Dreher, nominata l’anno precedente nella speciale giunta del CLN: prima donna in Italia a ricoprire un incarico pubblico (Ada Gobetti sarebbe diventata vicesindaca di Torino solo il giorno successivo).

Scorrendo l’elenco degli eletti, balzano nomi irresistibili. Da una parte il socialista Engel Marx Basaglia, contabile e militante del PSI dal 1917, futuro assessore alle Finanze. Dall’altra il democristiano Giovanni Maria Cornaggia Medici, nobile congiunto del marchese Carlo Ottavio, dirigente dell’Azione Cattolica, presidente del Trivulzio e poi senatore.​

Le biografie dei socialisti eletti riportano indietro le lancette di Palazzo Marino all’epoca prefascista. Undici consiglieri avevano già fatto parte del Consiglio comunale con i sindaci Caldara (1914-1920), Filippetti (1920-1922) e Mangiagalli (1922-1926), e ben dieci di loro siedono tra le fila del PSI. Erede dell’amato sindaco la figlia Maria Caldara, avvocatessa, sarà la seconda assessora della rinnovata giunta Greppi, con delega all’Ufficio legale. Il 29 giugno 1946, con Giovanna Boccalini, organizza il primo convegno sulle donne nei consigli comunali. Tra i nomi di rilievo del socialismo troviamo Ludovico D’Aragona, fondatore del PSI nel 1893, in Consiglio comunale già nel 1900; sindacalista, deputato fino al 1924, esule antifascista, dopo la guerra è nominato ministro nei primi governi De Gasperi. Altra celebrità del socialismo è Ugo Guido Mondolfo, anche lui tra i fondatori del PSI, riformista con Turati e Treves, consigliere comunale tra il 1914 e il 1926 e assessore nella giunta Caldara. Entrambi, da giugno, faranno parte dell’Assemblea costituente.​​

Pensate cosa doveva significare sedere in Consiglio comunale accanto a chi sarebbe entrato nell’assemblea chiamata a scrivere la carta fondamentale della Repubblica. Persone che, mentre amministravano la città, mettevano le proprie energie anche nella costruzione del nuovo ordinamento democratico. Milano, in questo, è davvero stata al centro della storia: su 556 padri e madri costituenti, ben 17 (il 3%) sono anche consiglieri comunali. Tra loro spiccano nomi giganteschi. C’è il comunista Gian Carlo Pajetta, dirigente del PCI, protagonista della Resistenza, membro del CLNAI, poi alla Consulta, alla Costituente e alla Camera per tutta la storia repubblicana. Il socialista Antonio Greppi, sindaco della Liberazione, che rinuncia al seggio per restare a guidare Milano. Il suo vicesindaco, il democristiano Luigi Meda, figlio di Filippo, tra gli eredi della tradizione popolare cattolica. Un altro socialista, Ferdinando Targetti, sarà il vicepresidente di quell’Assemblea e membro della Commissione dei 75 incaricata di redigere il progetto di Costituzione. E molti di loro successivamente saranno anche ministri della giovane Repubblica: Ezio Vigorelli, Roberto Tremelloni e Piero Malvestiti.​​

Tra i banchi del Consiglio c’è perfino una santità laicale: Giuseppe Lazzati, presidente diocesano dell’Azione Cattolica e docente dell’Università di Padre Gemelli. Visse un calvario da internato militare: deportato in Polonia, poi in Germania. Rientrato in Italia nell’agosto 1945, è subito impegnato nella rinascita civile del Paese, al fianco di Dossetti e La Pira, anche lui nella Costituente. Nel 1968 subentra come rettore della Cattolica, ruolo che manterrà fino al 1983. Nel 2013 papa Francesco riconosce le sue virtù eroiche, elevandolo a Venerabile. Nella DC sedeva anche Adele Cappelli, doppia laureata in letteratura francese e medicina, assistente alla Statale di Milano. Attiva nella Resistenza e incarcerata, nel dopoguerra il CLN la nomina commissaria dell’ONMI (Opera Nazionale Maternità e Infanzia).​ 

A sigillare questa coalizione storica, il Consiglio elegge, confermando sindaco Greppi, medico e partigiano simbolo della Liberazione milanese, guida della città tra macerie e rinascita. Al PCI va la vice sindacatura con Piero Montagnani, mentre la DC schiera Luigi Meda come assessore allo Stato Civile. In quel Consiglio siede anche il socialista Virgilio Ferrari, successore di Greppi tra il 1951 e il 1961: il sindaco che avvierà i cantieri della prima metropolitana, proiettando Milano verso il boom e il futuro.