Dove possiamo fissare l’inizio o, a seconda del punto di vista, la fine della città? Si tratta di una domanda provocatoria che pone le basi per un ragionamento il cui obiettivo è quello di problematizzare, rendendo più complesso e dinamico, un processo storico articolato i cui snodi transitano anche, ma non solo, dalle riforme amministrative del 1873 e del 1923, che hanno visto l’aggregazione a Milano del Comune dei Corpi Santi e di ulteriori comuni in precedenza autonomi: Affori, Baggio, Chiaravalle Milanese, Crescenzago, Gorla-Precotto, Greco Milanese, Lambrate, Musocco, Niguarda, Trenno e Vigentino, oltre a Turro nel 1918. Ogni risposta potrà essere motivata da precise ragioni, ma tutte implicano delle considerazioni non facilmente risolvibili senza, di volta in volta, includere o escludere degli elementi. Insomma, più cerchiamo di definire il suo spazio, più la città sembra sfuggirci.
Questo studio, attraverso un approccio storico, intende scardinare l’immagine di Milano convenzionalmente presentata attraverso semplici prospettive dicotomiche: si pensi, ad esempio, alla contrapposizione tra città e campagna, tra centro e periferia, o ancora tra ambiente urbano e rurale. La comprensione delle sfumature e del dinamismo che ha costantemente attraversato e alimentato lo spazio cittadino, nella sua totalità, è un fattore chiave per interpretare i molteplici processi che hanno caratterizzato nei secoli la formazione di nuove località[1], le tensioni giurisdizionali e la sovrapposizione di patrimoni diffusi che sono l’ossatura del più vasto sistema metropolitano milanese.
Punto di partenza della nostra osservazione è quel fenomeno, connesso alla crescita demografica, agricola e manifatturiera noto come “rinascita della città” che ha caratterizzato un po’ tutte le regioni europee a partire dai secoli X e XI. Il carattere peculiare della città medievale italiana nel contesto europeo veniva indicato già da Carlo Cattaneo in un saggio del 1858 nel legame profondissimo che essa sapeva intrecciare e mantenere con il contado circostante, in una dinamica di continuo interscambio e sviluppo reciproco.
Nell’ultimo quarto dell’XI secolo si vide compiuto quel processo che portò alla nascita dei primi Comuni nelle città dell’Italia centro-settentrionale. Per Milano la più antica notizia della presenza di un consulato civium, consolato dei cittadini, risale all’estate del 1097 a testimonianza, solo del punto di arrivo, di una progressiva compartecipazione di tutti i ceti sociali nella gestione del potere. Questo crogiolo dello slancio evolutivo, come ben testimoniato dagli studi di Elisa Occhipinti, è frutto dell’inurbamento di consistenti nuclei di popolazione rurale attratta dal dinamismo di un’economia in crescente espansione.
In queste migrazioni solo alcuni membri del nucleo familiare raggiungevano il circuito urbano, permettendo l’originarsi di una fitta trama di legami interpersonali che contribuiva a unire, sempre più saldamente, ambito urbano ed extraurbano. Questo è dunque il primo punto nodale dell’inscindibilità di questi due mondi: in un’epoca in cui la proprietà fondiaria costituisce la principale fonte di ricchezza, e quindi di potere, vantare possessi o esercitare diritti nel mondo rurale aveva effetti anche sul peso politico cittadino e quindi statale.
A legare questi mondi, sfumandone i confini, è necessario introdurre lo sfuggente concetto di “suburbio”. Bonvesin de la Riva, alla fine del XIII secolo, distingueva la città e il suo suburbio, quest’ultimo sempre compreso quando si parlava di città, «de quo semper intelligitur cum de civitate fit mentio» da un generico “contado” corrispondente in larga misura alla diocesi, sulla cui definizione non entreremo in questo testo.
L’immagine che ci viene trasmessa dai viaggiatori del tardo medioevo è quella di una città senza mura, difesa da numerosi fossi e canali, “preannunciata” da ponti levatoi, ma soprattutto ricca di borghi e villaggi rurali, i quali la cingevano per oltre due miglia, ossia per circa tre chilometri. Il suburbio, o suburbia, si configurava quindi come un vasto spazio urbano costituito da una molteplicità di insediamenti abitativi e produttivi, che analizzeremo brevemente in seguito, tutti legati in qualche modo all’attività agricola, artigianale e commerciale propria della città.
[1] Su questo concetto, di estremo interesse nell’ottica di un ragionamento sull’area milanese, si vedano Colombo 2008 e Torre 2011.